Federico Olivetti

Regista e drammaturgo

Sonata d’autunno

Eva, vive con un pastore, in una canonica isolata, nel nord della Norvegia. La morte di suo figlio l’ha condannata a una disperazione senza rimedio. Quando viene a sapere che l’amante di sua madre, Charlotte, è morto, decide di scriverle, invitandola a trascorrere “giorni felici” a casa sua. L’incontro tra le due precipita quando vengono riportati alla luce ricordi lontani, dolorosi. Eva accusa violentemente sua madre di averla abbandonata, durante la sua giovinezza. La sua vendetta si compie quando Charlotte, fragile, disperata, implora il suo perdono, ricevendo come risposta il silenzio più fermo.

Lo spettacolo nasce da un percorso segnato dall’allestimento di Creditori e Danza di morte di Strindberg, del Rito e diDonne in attesa di Bergman. La messa in scena è uno studio sul doppio e sulla rappresentazione di linee narrative parallele: la linea della storia, del succedersi delle situazioni, nella storia, e la linea di altre situazioni, possibili, che avrebbero potuto comporre un’altra vicenda.

Questa idea si è concretata nella costruzione di due spazi scenici: il primo, una pedana ricoperta da foglie autunnali, dove ha luogo il presente reale; il secondo, una pedana rialzata, ai piedi di una successione di finestre, dove ha luogo il presente possibile.

“La vita è la ripetizione di una ripetizione” (Strindberg),

Onora il padre e la madre: “Le tue labbra somigliano a un filo scarlatto,

la tua bocca è graziosa;

 le tue guance, dietro il velo,

sono come un morso di melograno.”

Sonata di Bergman i sentimenti in gioco

Era già allo studio prima della scomparsa di Ingmar Bergman la messinscena di Sonata d’ autunno, che il giovane Federico Olivetti ha ripreso da un testo scritto prima del film quasi omonimo girato con Ingrid Bergman e Liv Ullmann dal grande svedese.

FRANCO QUADRI

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